LAVORO GIUSTO. QUALE FUTURO PER FONDI?

di Gianmarco Di Manno

Fondi è una realtà che potremmo ancora definire abbastanza viva dal punto di vista economico, nonostante negli ultimi 20/25 anni le condizioni generali siano andate notevolmente peggiorando.

I motivi di questa inesorabile discesa sono molteplici, legati in gran parte all’andamento dei settori economici che tradizionalmente caratterizzavano il tessuto economico del nostro territorio, in primis commercio e agricoltura. Di mezzo, intanto, abbiamo attraversato una pandemia, l’attuale conflitto ucraino, l’innalzamento dei costi energetici e un’inflazione galoppante.

Trovare dati che permettano di scattare una fotografia su quella che è la realtà del nostro territorio risulta complicato, se non altro per il fatto che il focus di enti ed istituzioni difficilmente “zoomma” sull’ambito del Comune fermandosi, invece, al bacino provinciale.

È interessante partire da chi, a Fondi, non lavora. Troviamo, allora, circa 2.000 percettori di Reddito di cittadinanza, divenuti 500 a seguito della riforma voluta dal governo Meloni. All’incirca 1.400, invece, sono i percettori del sussidio di disoccupazione, per lo più insegnanti e stagionali.

Tra i settori che trainano maggiormente l’occupazione fondana troviamo quello agricolo, quello delle costruzioni, il commercio al dettaglio, quello turistico-recettivo.

Se l’edilizia ha risentito delle (giuste) limitazioni al superbonus ed il commercio al dettaglio dello spostamento dell’asse commerciale cittadino a seguito dell’organizzazione del mercato domenicale fuori dal centro abitato, i settori agricolo e turistico soffrono per altri motivi.

Sul versante dell’agricoltura, è innegabile l’importanza del MOF: nato come mercato alla produzione e trasformatosi nel tempo in mercato di distribuzione, il Mercato Ortofrutticolo ha rivestito e riveste tuttora un ruolo di primissimo piano nel sistema produttivo locale, condizionandone notevolmente le principali dinamiche. Il MOF ha infatti contribuito per decenni in maniera sostanziale al benessere della nostra comunità, producendo redditi e impiego; nell’ultimo ventennio, tuttavia, ha risentito delle diverse problematiche del settore agricolo, di quello commerciale e, più in generale, dell’intera filiera agro-alimentare. 

Senza entrare nel merito di altre questioni che hanno riguardato negli ultimi anni il Centro Agroalimentare all’Ingrosso di Fondi, riteniamo il MOF ancora un elemento centrale nella visione che abbiamo dell’economia locale, e del sostegno che un’amministrazione virtuosa potrebbe offrire. Tuttavia non si può negare che in qualche modo il benessere prodotto dal Mercato e dal suo indotto abbia inconsapevolmente costituito un freno alla “ricerca di alternative”: fin quando la città reggeva bene e il MOF la trainava, non si sentiva la necessità di tracciare e/o percorrere nuove strade come, ad esempio, quella di uno sviluppo turistico (non solo del litorale, dato che Fondi gode anche di lago, pianura, tre Parchi naturali e tanta storia).

Turismo, dicevamo, e strutture recettive. Al riguardo, la nostra cittadina, e nel particolare moltissimi giovani, vive sulla sua pelle la controversia realtà del lavoro stagionale. Se da una parte questo assorbe un discreto numero di manodopera, dall’altra non garantisce giuste condizioni di lavoro.

Un’inchiesta del 2022 del collettivo “Immagina – Idee in movimento”, ha evidenziato come un terzo dei lavoratori che ha risposto al questionario ha affermato di lavorare tra le 10 e le 12 ore al giorno e con una media di 25€, il 70% ha lavorato senza contratto regolare ed il 60% senza riposo settimanale, la metà non ha ricevuto compensi per gli straordinari effettuati. Altro tema, la sicurezza sul posto di lavoro: il 55% ha affermato di lavorare in pessime condizioni, il 73% di non aver avuto una formazione per le mansioni svolte ed il 23% di aver subito addirittura violenze fisiche o psicologiche.

All’orizzonte sembra esserci maltempo. La Camera di Commercio di Latina-Frosinone evidenzia come, nel 2023, il saldo di nati-mortalità delle imprese segni un +0,5%, dato peggiore dell’ultimo decennio se si esclude l’anno della pandemia (2020). La CGIA di Mestre, a dicembre 2022, ha previsto un anno nero per il Lazio: Roma, Latina e Frosinone saranno nella top 5 delle province con il maggior aumento di disoccupati. Un duro colpo subiranno (e già subiscono) anche le partite IVA, i professionisti e gli artigiani.

Come se ne esce? Quegli stimoli che non è possibile trovare in una congiuntura internazionale tutt’altro che rosea, possiamo cercarli in dinamiche locali? Ma soprattutto, possiamo immaginare che ciò avvenga nel pieno rispetto della dignità dei lavoratori?

La partita che si gioca è decisiva. A perdere non è solo il tessuto economico, bensì quello sociale: condizioni di lavoro non adeguate spingono le persone, in primis i giovani, a lasciare questa terra con un relativo impoverimento culturale del territorio.

Oggi in Parlamento si parla cuneo fiscale, salario minimo, legge sulla rappresentanza sindacale, semplificazione legislativa. Siamo consapevoli che le leve di un’Amministrazione comunale sono limitate in tema di politiche attive del lavoro, ma altresì persuasi che bisogna agire su tutto ciò che impatta indirettamente sull’occupazione ed il commercio. Innanzitutto da un punto di vista etico: per troppo tempo il bar di città ha svolto la funzione di ufficio di collocamento. Poi mediante i controlli: abbiamo una grande catena di GDO che, sottopagandoli, palleggia i dipendenti da una cooperativa all’altra in prossimità dei 24 mesi di contratti determinati così da non dover mai convertire in indeterminato quei contratti; il Comune può e deve sollecitare la filiera dei controlli sul campo. Infine la cura del centro storico, prima periferia della città: si rendano attrattivi i locali del Corso in modo tale da farlo tornare a vivere; ogni saracinesca che si abbassa è un danno economico ma, altresì, genera un senso di insicurezza e abbandono in tutto l’isolato.

Il lavoro non è un diritto, ma l’opportunità di trovarne uno sì. E dobbiamo pretendere che questo sia giusto, nella paga così come nelle condizioni di sicurezza.

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