Smart working, tra necessità ed opportunità

Foto 1:  punto-informatico.it

Paolo de Bonis

Il 2020 verrà ricordato per le tante conseguenze della pandemia del Covid 19, come la diversa ridefinizione del sistema sanitario, o la crisi del mondo dell’istruzione con l’introduzione della Didattica a Distanza, ma anche la definizione di nuove modalità di erogazione della prestazione del lavoro.

Anche se quello che stiamo facendo è molto più simile ad un Telelavoro, finalmente in Italia si parla di lavoro agile, il cosiddetto Smart Working, come di una realtà che si sta diffondendo sempre più.

Personalmente preferisco l’accezione italiana in quanto il lavoro da remoto non è necessariamente più intelligente, anzi, a volte può portare controindicazioni, come vedremo, ma presenta la particolarità di non essere più legato a specifici luoghi di lavoro.

Lo smart working ed il telelavoro non sono una novità, negli USA e in specifici ambienti sono la consuetudine e, a ben guardare, anche prima della Rivoluzione Industriale era normale che donne e bambini partecipassero all’economia familiare svolgendo da casa il lavoro di assemblaggio di piccoli oggetti oppure attività di tessitura.

Ma finora la realtà italiana è stata molto restia ad applicare lo Smart Working come modalità di lavoro, per una serie di ragioni, innanzitutto culturali: nel lavoro da remoto si deve abbandonare la concezione tayloristica del controllo ossessivo del tempo del dipendente, e spingersi nella dimensione del proporre ai dipendenti un modello di collaborazione che presuppone fiducia reciproca.

Tuttavia il muro di diffidenza è stato distrutto dalla pandemia, molte aziende e buona parte della Pubblica Amministrazione hanno dovuto riconvertirsi al nuovo paradigma, infatti la società Verizon (https://it.wikipedia.org/wiki/Verizon_Communications) ha calcolato un aumento del 47% nell’uso degli strumenti per la collaborazione da remoto, +40% per le VPN(reti virtuali che fanno da bolla all’interno di Internet) e +33% per i tool di videoconferenza, numeri che solo un anno fa sarebbero stati inconcepibili.

Cloud, Intelligenza Artificiale, sono diventati concetti non più lontani e la modalità di lavoro da casa non è più una gentile concessione delle aziende, ma un modus operandi, soprattutto di quelle più aperte alla novità e avanzate tecnologicamente, che hanno potuto verificarne i vantaggi oggettivi.

Sicuramente c’è una riduzione dei costi fissi in quanto si ha una riduzione di postazioni e di conseguenza degli spazi di lavoro; molte aziende stanno predisponendo trasferimenti in sedi più piccole e periferiche, con un costo di affitto più basso nonché una riduzione del consumo energetico ed una conseguente “delega” dei parametri di sicurezza direttamente al lavoratore, riducendo al minimo gli oneri di gestione da parte dell’azienda.

Vi sono anche altri costi nascosti che si riducono e sono importanti nell’economia di una azienda: annullando gli spostamenti presso il luogo di lavoro, i tempi operativi sono completamente fruibili, non si rischiano ritardi dovuti a scioperi, problemi del traffico o altro; rimanendo a casa, i dipendenti non hanno troppe difficoltà a fare una riunione mezz’ora prima della chiusura, sforare non è un grosso problema e i capi ne approfittano allegramente, soprattutto se hanno l’intelligenza poi di concedere elasticità al dipendente a suo vantaggio.

Anche la Pubblica Amministrazione, in maniera sorprendente, nonostante il radicato “burocraticismo” imperante, guarda con attenzione al fenomeno e vi sono diversi tentativi per rendere finalmente smart una Pubblica Amministrazione che spesso è stata, lenta, poco concreta, autoreferenziale.

Dopo l’iniziale polemica riguardo ad un appunto fatto un anno fa dall’attuale ministro Brunetta, polemica fine a sé stessa in fin dei conti, la Pubblica Amministrazione ha abbracciato con buona intenzione l’idea del lavoro da remoto, adeguandosi in maniera pregevole tutto sommato.

Tutto bene quindi? Dopo un anno, cominciano a sorgere ripensamenti.

Per carità, non si torna indietro, ormai la trasformazione è irreversibile, comunque necessaria per la situazione contingente.

Ma i dipendenti si sono accorti che il lavoro da casa non comporta solo vantaggi, ma anche qualche problema, parliamo ad esempio del diritto alla disconnessione: il dipendente rischia di confondere la dimensione lavorativa con quella familiare, che diventano un tutt’uno, con il rischio di alienazione; parliamo poi della sicurezza nel lavoro, spesso si lavora su una sedia da cucina, in posizioni poco ergonomiche, in locali non adeguati per questa tipologia di lavoro. Più che smart working, insomma, è un vero e proprio “home working”. Per questo è aumentata, dopo un anno, la percentuale delle persone che preferiscono lavorare esclusivamente sul posto di lavoro, che in un anno è passata dal 13,58% al 33,43%.

È naturale che dopo un periodo di euforia ci sia una riflessione sulle modalità di lavoro da remoto  e, secondo la mia modesta opinione, una combinazione di lavoro da casa con lavoro in sede è la scelta migliore, in quanto sono innegabili i vantaggi, in termini di qualità della vita,  come  la possibilità di potere lavorare senza l’obbligo di raggiungere la sede di lavoro (specialmente nelle grandi città lo stress da spostamento rappresenta  un costo sociale molto alto) ma ci sono altri vantaggi, ad esempio la riduzione degli spostamenti potrebbe giovare  all’ambiente.

Sicuramente ciò ha anche alterazioni sull’ economia nazionale, solo per fare un esempio, intere attività vedranno la riduzione dei loro affari, pensiamo ai bar e tavole calde nei pressi di sedi della Pubblica Amministrazione, ma anche a tutto l’indotto delle macchinette self service che ha subito un danno enorme, sicuramente molte attività dovranno rivedere i loro piani, ma come si è soliti dire, una crisi è un momento di disagio, ma può essere un’ opportunità di crescita e di sviluppo di nuove economie, pensiamo ad esempio al business del cibo da  asporto, che sta rivoluzionando il gusto delle persone, oppure allo sviluppo di nuove modalità di erogazione di corsi, molti professionisti stanno spostando il loro business, a volte riuscendo anche a sviluppare nuove opportunità di guadagno.

Come finirà?

Ancora non possiamo dirlo, sicuramente, è stato tracciato un solco, sta a noi, cittadini consapevoli, comprendere che siamo in un momento di cambiamento, capire che davanti a problemi nuovi dobbiamo avere il coraggio di fare scelte coraggiose e adeguate.

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