di Vincenzo Parisella

Sono passati mesi, ormai, dalla dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del Governo italiano. Da quel 31 gennaio 2020 abbiamo imparato a vivere una vita diversa, fatta di minore socialità e maggiori attenzioni a noi stessi. Una quotidianità scandita da mascherine, gel igienizzante e smart working.  Gli effetti di questi mesi, vissuti con minimi contatti sociali, li vedremo sicuramente nei prossimi tempi e ne risentiranno soprattutto i nostri ragazzi che, dal nulla, sono stati catapultati in una realtà fatta di quattro mura e un PC per seguire le videolezioni.

Oltre all’aspetto puramente sociale, le conseguenze maggiori si stanno ripercuotendo sul tessuto economico più fragile del nostro Paese. La pandemia, infatti, arriva a colpire la popolazione mondiale non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista economico. Il Covid-19 sta aumentando ancora di più le disparità economiche che attanagliano la maggior parte dei Paesi industrializzati e ciò era evidente già ad inizio 2020 quando, prima ancora che si venisse a conoscenza dell’esistenza di questo virus che avrebbe cambiato le nostre vite, l’1% più ricco della popolazione deteneva più del doppio della ricchezza posseduta da 6,9 miliardi di persone.

Spostando la lente d’ingrandimento sull’Italia, secondo i dati di Oxfam Italia[1], nella nostra penisola, nel 2019, la quota di ricchezza in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero.

Ad avvalorare questi dati arriva in nostro soccorso il nuovo rapporto di Caritas Italiana[2] dal titolo “Gli anticorpi della solidarietà”. Il dato che ci fa capire quanto sia stato devastante l’impatto della pandemia sul tessuto economico italiano è quello riguardante i “nuovi poveri”, cioè quelle persone che per la prima volta si rivolgono ad un servizio Caritas. Tale dato, nel periodo maggio-settembre 2020, è arrivato a toccare il 45% rispetto al 31% dello stesso periodo del 2019. Questa percentuale ci fa capire che quasi una persona su due, che in questo periodo si è rivolta alla Caritas, lo ha fatto per la prima volta. L’incidenza maggiore si è registrata soprattutto tra  le famiglie italiane che rappresentano la maggioranza dei nuclei di persone che ricorrono a tali servizi d’aiuto.

La crisi economica dovuta al Coronavirus, però, non ha colpito tutti allo stesso modo. Infatti, mentre il totale dei “nuovi poveri” a livello globale si appresta ad arrivare a quota cinquecento milioni, ci sono alcune realtà che invece hanno visto aumentare i propri benefici. E’ questo il caso delle cento maggiori corporation globali che, nel 2020, hanno visto una crescita esponenziale del proprio valore in borsa di oltre tremila miliardi di dollari.

L’ultimo rapporto Oxfam, dal titolo “Potere, profitti e pandemia”, evidenzia come alcune multinazionali abbiano destinato utili stratosferici ai propri azionisti invece che investirli in posti di lavoro di qualità, tecnologie amiche del clima, riconversione dei processi produttivi, nonché nel pagamento di una equa quota di imposte che genererebbero risorse pubbliche necessarie per la ripresa.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, basti pensare che Google, Apple, Facebook e Amazon sono proiettate a realizzare complessivamente quest’anno circa ventisette miliardi di dollari di extra-profitto. Da gennaio, secondo i dati forniti dalle stesse aziende, Microsoft e Google hanno remunerato gli azionisti rispettivamente con oltre ventuno e quindici miliardi di dollari. Anche le stesse case farmaceutiche, che stanno lavorando allo sviluppo del vaccino per il Covid-19, hanno già distribuito da inizio anno circa sedici miliardi ai propri azionisti.

In questo quadro globale, fatto di disuguaglianze elevate, toccherà ai leader politici sfruttare la situazione emergenziale per ripensare il modello economico. L’idea lanciata da Oxfam è quella di favorire le imprese capaci di essere socialmente responsabili, che quindi dimostrano una certa attenzione verso l’interesse generale, diventando in questo modo non solo entità generative di sviluppo economico ma anche di inclusione sociale.

Una delle proposte del rapporto “Potere, profitti e pandemia” è quella di introdurre un’imposta sugli extra-profitti generati dalle aziende con un fatturato annuo consolidato superiore ai cinquecento milioni di dollari. Un’imposta, pensata in questi termini, non andrebbe ad aggravare le condizioni già precarie delle PMI in difficoltà.

La crisi economica in cui ci troviamo, causata dal Coronavirus, sta colpendo duro soprattutto le fasce meno abbienti e più fragili del tessuto socioeconomico. Ciò che è altrettanto vero è che non tutti stanno perdendo a causa della pandemia. Quella che si sta creando è una voragine dal nome “disuguaglianza pandemica”.


[1] Cfr. www.oxfamitalia.org, “Covid-19: la pandemia dei profitti e del potere”, 10 settembre 2020.

[2] Cfr. www.caritas.it, “Rapporto 2020 su povertà ed esclusione sociale in Italia”, 17 ottobre 2020.

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