Un sogno che si chiama Casa della Cultura

Articolo apparso sul “Gazzettino della Piana” il 30 febbraio duemilamai 

Lunedì 31 febbraio del duemilamai la cultura conquista Fondi. Apre presso il nuovo palazzo San Rocco, dove un tempo sorgeva l’omonima chiesa – e dove per anni sono sopravvissuti solo dei ruderi romani – la Casa della Cultura. Gli spazi, saranno gestiti dalle associazioni culturali del posto e le principali aule sono dedicate agli illustri concittadini locali che si sono distinti nei propri ambiti. Oltre a Dan Danino Di Sarra, Domenico Purificato, Giuseppe De Santis e Libero De Libero – i cui volti splendono in una scultura che sorge nell’adiacente e centralissima piazza Unità d’Italia – sono stati ricordati anche Nino Canale, Gaetano Carnevale, Geremia Iudicone, Ettore Capasso e Egidio Daniele, cercando, in tal modo, di rendere onore alla loro ‘fondanità’.

I cittadini, attraverso un’iniziativa popolare, poi trasformatasi in petizione e in incontri aperti, hanno partecipato al progetto e alla stesura del regolamento. Superate le perplessità iniziali per i costi di realizzazione e gestione, l’intera comunità ha compreso che “con la cultura non si mangia” non è altro che uno stereotipo e che Fondi ha il diritto e il dovere di rincorrere periodi storici come quello vissuto ai tempi di Giulia Gonzaga, quando la cittadina della Piana era considerata la “piccola Atene”.


Gli Enti sul territorio hanno fatto rete per dare una risposta concreta a quello che è stato un bisogno della collettività da decenni. Infatti la Casa della Cultura “Città di Fondi” vede le sue radici in due esperienze concrete che si sono succedute nella seconda metà del secolo scorso: il Circolo Universitario e la Casa delle Arti di Beltempo. La prima di queste due ha caratterizzato indirettamente diversi frangenti della vita politica e sociale, partendo con l’intento di essere un raccordo tra i giovani di allora per condividere – attraverso l’esperienza territoriale – quella universitaria, in realtà poi diventata molto di più. Ad esempio si devono a quella “primavera” – come l’aveva giustamente definita lo storico locale Gaetano Carnevale in una delle sue pubblicazioni – le prime vere battaglie in difesa dell’ospedale. Allo stesso modo di come con Beltempo un gruppo di giovani aveva provato a farsi carico – anche economicamente – della cultura in città. Come? Ospitando e organizzando eventi di ogni genere, ma anche vivendo all’interno di un centro storico che continuava a perdere il vissuto di ciò che Fondi ha rappresentato nel tempo.

Chi ci vive sa bene che questa è da sempre una città di lavoro, un luogo di accoglienza, un territorio di commercio, ma anche e soprattutto un angolo di cultura in una società circolare che spesso si dimentica da dove viene. Tutto ciò, adesso, si realizza tra quei vicoli che calpestò Giulia Gonzaga, su quel territorio accarezzato dai versi di De Libero, da quel popolo che ha colpito Alberto Moravia e Johann Wolfgang Goethe. La stessa comunità, quella fondana, che dopo aver affascinato illuminati pensatori di ogni epoca, un po’ per lassismo o forse per pigrizia, ha perso il suo volto bello, quello che, magari, con la Casa della Cultura tornerà in auge.

Cittadini e associazioni sono entusiaste di questa novità che li vedrà protagonisti in tutto. Saranno le associazioni culturali attive sul territorio da almeno dieci anni ad essere compartecipi nella gestione. Queste verranno persino “responsabilizzate” attraverso una quota minima annuale che verseranno nelle casse comunali, partecipando così alle spese dell’ordinaria amministrazione. Insieme elaboreranno un programma di eventi che verrà diffuso con tempistiche bimestrali. Già si parla di spettacoli musicali, piece teatrali, reading, commedie, convegni, presentazioni di libri; numerosi eventi che vedranno le associazioni organizzatrici cooperare sotto l’insegna della “Casa della Cultura Città di Fondi”, promuovendo la forza della diversità e arrivando capillarmente ad essere trasversali nel pubblico e puntando sulla qualità degli eventi. Ma sarà anche uno spazio aperto a tutti. Il motto è e rimane “fare rete”. Una rete che è nata dal web e che è diventata piazza. Una piazza che da virtuale si è trasformata in reale, tant’è che già da diverso tempo, attraverso l’interscambio associativo dovuto alla realizzazione del progetto della Casa della Cultura, ha rivitalizzato il dinamismo culturale che si era assopito. Fondi è tornata ad essere la “piccola Atene” e adesso, con l’inaugurazione della Casa della Cultura, avrà una sede fisica, un contenitore aperto in cui far fermentare idee, progetti e iniziative per poi renderle vive.

Questa nascente struttura ha le fondamenta nei ruderi delle terme romane a ricordare dove affonda la storia locale. Ruderi che saranno visibili all’ingresso grazie ad un pavimento trasparente; ma ciò che appare più affascinate è che si colloca di fronte al Palazzo del Principe e dinanzi al Castello Caetani, simboli della città di Fondi. La Casa della Cultura è posta al centro della città, in quella piazza che per decenni è stata l’agorà della vita politica e civile.

Quella che era un’idea oggi diventa realtà. Quello che era un sogno, per qualcuno un’utopia, si è trasformato in concretezza. Con il taglio del nastro nascerà un luogo di confronto per associazioni e cittadini tutti, uno spazio che sarà compito delle associazioni del posto rendere vivo. E chissà che non sia l’occasione di rilanciare anche l’economia locale in crisi o di fermare la migrazione continua dei nostri giovani. Forse l’opportunità, di fermarsi a riflettere, a pensare o ad immaginare una comunità locale più bella, un po’ come la visione a tratti folle, di pensare che nell’anno duemilamai quello che appare come un sogno, possa davvero – chissà quando – diventare realtà.

One Reply to “Un sogno che si chiama Casa della Cultura”

  1. Sarebbe un bel sogno, ma come è scritto nell’articolo, l’inaugurazione avverrà il 31 Febbraio, speriamo di anticipare di almeno 3 giorni 🙂 . Sarebbe una bella prova di coesione di tutte le associazioni culturali, la dimostrazione che al di sopra di tutto c’è l’amore per la propria città.

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