E’ questa la soluzione?

Foto: vita.it

di Simone Nardone e Gianmarco di Manno

In questi giorni le vicende Aquarius e ogni dichiarazione dell’uomo forte del governo Conte, ovvero il ministro dell’Interno Matteo Salvini, imperano con forza devastante sui media. Il Paese, contrariamente a quello che si sperava  e pensava, continua ad essere ogni giorno più diviso, con il rischio reale di essere catalizzato sul populismo becero, quello nel quale chi urla le cose che una parte del popolo vuole sentirsi dire, vince la campagna elettorale perenne che continuiamo a vivere.

Il problema del flusso dei migranti è un problema reale del nostro Paese? Ni, se si provano ad analizzare i numeri in senso stretto. Quello degli sbarchi e dei primi soccorsi è altissimo, così come quello delle domande per asilo politico. Il numero di quelli che restano sul territorio, relativamente basso, o almeno di chi vorrebbe rimanere per cercare fortuna altrove.

Resta il fatto che se molti sentono, percepiscono e credono che questo sia davvero un problema, allora va affrontato. Ma non in maniera partigiana, né con provvedimenti ad  hoc, pezze, misure di breve respiro. Non è più una “questione comunicativa” di parte, bensì qualcosa di alto, profondo, generale. Nel momento in cui si indossano i panni di un’istituzione, infatti, bisogna svestire – o almeno alleggerire – quelli che sono del leader del partito, del capo di un movimento: insomma, nella prassi finisce una campagna elettorale e inizia una fase di governo. Ma così non è. Un uomo delle istituzioni, d’altro canto, non è mai un “leader nudo” ma resta membro di un partito; un ruolo politico che potrebbe spingerlo – sia per rispondere all’elettorato, che ad un interesse più generale – anche a delle prove di forza. Si può comprendere l’idea di sbattere i pugni, puntare i piedi o ricordare ad altri che prima di parlare del nostro Paese devono “sciacquarsi la bocca”, ma questo non può e non deve mai diventare una mancanza di rispetto verso ciò che si rappresenta e verso chi si rappresenta. Perché, che piaccia o meno, Matteo Salvini è Ministro anche di chi non l’ha votato ed è in qualche modo rappresentante – se si pensa all’Italia come potenza democratica di un’Europa democratica – persino dei migranti.

Per questo io dico no! Un “no” secco, convinto, ad una politica che non merita neppure di essere definita tale. Non si può non prendere una posizione di disappunto rispetto alla chiusura dei porti. “Atto legittimo” dicono alcuni – vero – ma chi spiega a quelle persone non solo che non le vogliamo – anche questo legittimo (finché non si lede il diritto internazionale) – ma che non ce ne frega nulla di loro? Si faccia attenzione, perché è questo che stiamo mettendo in atto.

E ancora, come si può pensare di “censire un popolo”? Quando abbiamo votato o autorizzato una discriminazione razziale? Perché tale sarebbe un atto mirato e probabilmente persino illegittimo. Il popolo, seppur non abbia sempre ragione – e la prima parte del novecento dovrebbe ricordarcelo – ha il diritto di influenzare chi amministra e portare a conoscenza le proprie difficoltà e le esigenze generali, per un miglioramento della situazione complessiva nella quale si vive.

Allora, verrebbe da pensare quasi provocatoriamente: censiamo tutti e tutto! Perché non solo è legittimo, ma moralmente doveroso sapere chi è regolarmente stabilito nel nostro Paese e chi no, censiamo la popolazione residente in via straordinaria e per una volta anche quella irregolare, censiamo i contribuenti che pagano le tasse, censiamo i partiti, censiamo le associazioni e le fondazioni, capiamo questi numeri perché non tornano, scoviamo la corruzione e capiamo – una volta per tutte – se il nemico, al posto di averlo su un barcone, sdraiato su una panchina o dietro un muro, lo troviamo in un ufficio pubblico, in un cantiere o nel vicino di casa. Dopodiché, con una profondissima riflessione, decidiamo chi merita di essere espulso.

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