La Gazzetta dei Ministri

foto: The Economist

di Vito Saracino

Nello sciame parolaio degli ultimi giorni ho scelto di utilizzare uno stile scarno e l’aiuto degli smiles per dare alcune rapide impressioni sulla nuova squadra di governo dello Sport. Proprio per mantenere questa rapidità e non dilungarmi ho scelto di non esprimere un’opinione sul presidente del consiglio Conte, sul ministero dell’Interno dato a Salvini e sul ministero del Lavoro a Di Maio. Servirebbe un post-it per ognuna delle tre punte o forse tre monografie. Ma quindi veniamo al dunque.

Esteri: Enzo Moavero Milanesi: se fosse una canzone sarebbe “Una vita da Mediano” di Ligabue, “lì, sempre lì, lì nel mezzo, fin che c’è n’hai stai lì”. Un governo del cambiamento che parte dalla conservazione di un ministro capace, un lascito dei Governi Monti e Letta tanto bistrattati sia da Lega e M5S. Ma si sa, si cambia idea spesso in politica. Obiettivo: consiglio una playlist Spotify rilassante durante i Consigli dei Ministri, Enzo non ascoltare, tu lavora e non farci dichiarare guerra da nessuno.

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Giancarlo Giorgetti (Lega), regista per eccellenza, leghista atipico capace di parlare con chiunque, saggio di Napolitano, capace di passare indenne le tre stagioni leghiste (Bossi, Maroni, Salvini). Avrà tante gatte da pelare per entrare nell’olimpo delle eminenze grigie della politica come Gianni Letta. Obiettivo: Spegnere i fuochi nella maggioranza incendiaria.

Giustizia: Alfonso Bonafede (M5S). Volto sorridente degli spesso crucciati pentastellati. Dottorato in Diritto Privato, portamento “cristiano aggarbato”. Dicastero importante per colui che “ha inventato Conte”. Dopo aver visto alla giustizia un pò chiunque, arriva un giurista. Ha un dottorato in diritto privato che è un punto a suo vantaggio per capire il Carrozzone giudiziario. Ps. Anche Alfano aveva un dottorato di ricerca quindi…  Obiettivo: capire la riforma Orlando e superare 30 anni di guelfi e ghibellini nella giustizia. Patata bollente.

Pubblica Amministrazione: Giulia Bongiorno (Lega). Questa è la prima legislatura senza Andreotti ma non si esce mai vivi dalla Prima Repubblica. La Bongiorno dopo averci provato con il PDL, con FLI, con SCELTA CIVICA finalmente riesce a diventare ministro, a lei l’onere e l’onore di un ministero rognoso. Per la cosiddetta “avvocatessa dei vip” un arduo compito. Obiettivo: fare meglio della Madia e capire le voragini degli Zaloni della Pubblica Amministrazione.

Politiche Agricole: Gian Marco Centinaio (Lega) Dopo Zaia, di nuovo un leghista all’Agricoltura. Molti dei suoi elettori sono agricoltori, si dovrà far valere per forza di cosa. Spero che facciano parlare Centinaio solo di Agricoltura, visto che quando parla di altro spesso cade nel ridicolo e nello stereotipo del leghista col forcone tipo la mail di cattivo gusto “terronsgohome” Obiettivo: cercare di fare come Zaia.

Ambiente: Sergio Costa. Strano vederlo senza divisa, assai cazzuto nell’inchiesta sulle agromafie e i Casalesi. Spesso per questi personaggi svestiti del loro ruolo si può cadere nell’essere “un ministro spot” ma spero non lo sia. Ricordiamoci che negli ultimi governi praticamente non avevamo un ministro. Galletti non se lo ricorda nessuno. Sarà un caso? Obiettivo: Magari piano nazionale idrogeologico visto che ad ogni pioggia si rischia la qualunque.

Sanità: Giulia Grillo (M5S). Un medico alla Sanità, l’aspettavo dai tempi di Veronesi. Vabbè, è un medico legale ma non voglio fare sempre il pignolo. Nella scorsa legislatura si è occupata diverse di sanità. Obiettivo: Io speriamo che me la cavo, ma dopo la Lorenzin… Attenzione alla questione vaccini! Potrebbe riservarci sorprese che potrebbero far crollare le sue quotazioni nel mio SMILE termometro.

Affari Regionali: Erika Stefani (Lega). Viene dai territori, dagli enti locali, dai consigli comunali incazzosi. Deve essere brava a passare dal contatto con il territorio alla burocrazia legata ai territori e togliersi di dosso l’etichetta scomoda di Miss Senato data dai suoi colleghi per doti non politiche. Obiettivo: rendere utile questo ministero in passato evanescente.

Economia: Giovanni Tria. Classico decimo a calcetto. Lo chiami all’improvviso non sai nemmeno perché. L’unico che non è stato abbattuto dai veti incrociati fra mercati, Quirinale, Lega, M5S, Gesuiti, Euclidei, Bizantini e Longobardi. Alla fine Conte conosce solo colleghi e l’avrà chiamato dicendo “Ehi campione, vieni all’Economia… Si vedi tu fra la Flat Tax e il Reddito di cittadinanza cosa ne tiri fuori”.  Scherzi a parte anche lui viene dalla scuola De Michelis e collaboratore di Brunetta. Quindi vicino ai nemici/amici di Forza Italia. Come nel caso di Andreotti e della Prima Repubblica, non si esce mai vivi dalla Seconda Repubblica Obiettivo: Non essere bombardato dalle AGENZIE DI RATING (frase ripetuta in loop da Di Maio negli ultimi giorni) e dall’Europa (frase ripetuta in loop da Salvini negli ultimi giorni).

Affari Europei: Paolo Savona, classico professore anziano, può essere felice e piacione o irascibile e incazzoso con l’Europa. Torna al governo dopo 24 anni, tipo Ulisse ad Itaca quindi attenzione ai Proci dei Mercati. Parte già da un risultato, il primato di Ministro più anziano della storia della Repubblica. Si sa, siamo un paese anziano. Obiettivo: un onesto finale di carriera, abbaia ma non morde.

Difesa: Elisabetta Trenta (M5S). Articolo 11 Costituzione. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.” Premettendo ciò, ed essendo un sostenitore della Difesa unica europea ritengo il Ministero della Difesa un lascito del novecento. Passando alla Trenta conosce molto bene il settore ma non riesco a darmi un’opinione se questo rapporto misto pubblico-privato possa dare benefici. Obiettivo: spero quello di non tornare alla “Difesa Spa” di Ignazio La Russa.

Rapporti col Parlamento e Democrazia diretta: Riccardo Fraccaro (M5S) premiato per la fedeltà a Di Maio, sempre in tandem come Fedez e J-Ax. Il grande ed irreprensibile Fraccaro, famoso per gli strali contro i costi della politica. Obiettivo: “non svilire il ruolo del Parlamento” (cit. Boris) e far comprendere che cosa serve la delega alla democrazia diretta oltre al taglio dei benefits.

Infrastrutture: Danilo Toninelli (M5S) somiglia troppo a Willie Peyote per metterlo fra i ministri :-(, anche lui ministro per premio fedeltà e per il ruolo di attaccabrighe fra Camera e Senato. Però proprio citando Willie, Toninelli è uno che “si è sbattuto e tu hai procrastinato” ed è determinato. Obiettivo: Risolvere dubbi amletici fra No Tav e Sì Tav, No Ponte e Si Ponte. Good Luck!

Cultura e Turismo: Alberto Bonisoli. Ritengo l’idea di unire la valorizzazione culturale e la fruizione turistica non sia un qualcosa di positivo. Per tale ragione parto prevenuto su Bonisoli, rettore della NABA, niente da dire sull’innovazione ma per la cultura serve anche la Cultura. Mi rammarico anche perché il totonomi parlava di Tomaso Montanari o Massimo Bray quindi è normale la mia delusione. Ps. All’uninominale asfaltato da Tabacci Obiettivi: Continuare sulla linea Franceschini o cambiare rotta? Questo è il dilemma.

Istruzione e Università: Marco Bussetti (Lega) un funzionario del Miur al Miur. Bazzicando gli ambienti scolastici e universitari mi rendo conto come spesso la burocratizzazione e il burocratese siano percepiti spesso come dei limiti e dei muri. Avrei preferito qualcuno che avesse una “vision” più ampia del settore, visto che istruzione e università possono davvero essere il volano del Sistema Italia. Obiettivi: visto che è un burocrate spero almeno snellisca la mole di documenti, certificazione, classifiche a punti e dubbi esistenziali per insegnanti e ricercatori (ehi, ci sono anche quelli… si i precari di Smetto quando voglio esistono).

Ministero per il Sud: Barbara Lezzi (M5S). Il nome del ministero scritto a penna dopo la polemica dei mass media sull’assenza del MEZZOGIORNO (si scrive così), ovviamente senza portafoglio e in mano ad una miracolata il cui unico merito è stato quello di accappottare D’Alema e la Bellanova all’Uninominale di Nardò. Lodevole il suo intervento su come la vendita di condizionatori d’aria influisca sull’economia del Sud. Obiettivi: far rimpiangere la Cassa del Mezzogiorno.

Ministro della Disabilità e della Famiglia: Lorenzo Fontana (Lega). Ultimo non a caso, Leghista bigotto in odore di estrema destra, a gestire un ministero di cui vorrei capire le deleghe. Potrebbe avere il titolo di “ministro Mastella rompigoverno” del governo Conte. Obiettivo: Varie ed Eventuali. Spero non lo intervistino mai, visto che ogni volta che parla pesta un merdone.

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